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Chi sono - in breve

Mi chiamo Lady Jasmine. Da 23 anni vivo, studio e pratico BDSM come percorso personale, politico e relazionale.

Ho iniziato a 19 anni, spinta da una curiosità che si è trasformata presto in passione e poi in identità. Il mio è stato un cammino graduale, fatto di osservazione, ascolto, errori e scoperte. Oggi, dopo oltre due decenni di esperienza nella scena, mi sento non solo una Mistress, ma anche una guida. Una mentore per chi si avvicina a questo mondo, una voce che accompagna senza giudicare.

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io e the 4n2wer

Mi definisco sadica, switch, genderfluid, pansessuale e poliamorosa. Il mio desiderio è fluido ma radicale. Amo portare chi gioca con me in uno stato di profondo distress mentale e fisico, dove il limite è sempre lì, vicino, vibrante, e la connessione si fa totalizzante.


Quando mi relaziono con persone nuove, lo faccio spesso come service top: offro la possibilità di esplorare, di capire cosa si è, prima ancora di decidere cosa si vuole diventare. La consapevolezza viene prima del ruolo.

Il BDSM, per me, è trasparenza. È l’arte di mettersi a nudo. È lo spazio in cui portiamo alla luce i nostri angoli più bui e li offriamo a chi sa accoglierli. È scambio, ascolto, fiducia.


Ma è anche il luogo queer per eccellenza: libero da binarismi, da codici rigidi, da gerarchie imposte. Qui possiamo essere davvero ciò che siamo, senza doverci giustificare.

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Essere una Mistress AMAB, switch e genderfluid, nel panorama BDSM italiano, significa spesso essere considerata un’anomalia. Il mio ruolo, la mia relazione con la mia schiava di appartenenza, la mia esistenza stessa, vengono ancora invisibilizzati da chi ha bisogno di incasellare, di ridurre, di escludere. Ma io esisto. E non ho intenzione di scomparire.

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The 4n2wer è il mio 42° compleanno, ma anche molto di più: è un’affermazione chiara, un grido di libertà, un invito. È la dimostrazione concreta che una Mistress queer può creare spazi nuovi, potenti, accessibili.


Organizzare un play party gratuito è parte di questa visione: abbattere barriere economiche, culturali e identitarie per dare spazio a chi, altrove, non ne ha.

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Questo è il mio modo di restituire. Di resistere. E di rispondere, a modo mio, alla domanda fondamentale sulla Vita, l’Universo e tutto quanto.

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